Foto di Sandra Perez

Foto di Sandra Perez

Quante volte capita che una nonna spieghi a sua nipote la ricetta per preparare la parmigiana di melanzane? O che un giovane ragazzo faccia vedere a suo nonno o al suo papà con quali tasti interagire sul telefono per poter rispondere a una telefonata su Whatsapp?

Innumerevoli.

Ecco partiamo proprio da questi esempi quotidiani per addentrarci nel mondo dell’apprendimento intergenerazionale, e scoprire insieme cosa si nasconde dietro questa parola a primo acchito un po’ oscura e poco decifrabile.

Il primo aspetto è una condivisione di conoscenze; un sapere che da un soggetto A viene trasmesso a un soggetto B, ovvero un momento di apprendimento, in entrambi gli esempi assolutamente informale e spontaneo.

Il secondo è dato dalla natura sociale di questi due eventi, basati cioè sull’interagire, sulla relazione interpersonale di reciprocità che intercorre in questo processo di scambio e condivisione.

Infine, la terza caratteristica che hanno in comune queste due situazioni è l’interazione tra attori di età diverse, appartenenti dunque a due diverse generazioni (la nonna e la nipote, il papà e il figlio).

Ecco, queste tre riflessioni ci rimandano all’immagine etimologica dell’espressione stessa apprendimento inter-generazionale.

Sin dall’antichità, come testimoniano le commedie e le tragedie classiche o il teatro shakespeariano, il conflitto generazionale è un leitmotiv sociale, che persiste a causa di stereotipi, mis-concetti, pregiudizi, mancanza di dialogo e mutua comprensione. Nella società odierna, questo fenomeno è aggravato da una diffusa tendenza alla marginalizzazione dei senior che, in parte per attitudini individuali e vissuto personale, in parte per fattori ed eventi storico-sociali, restano esclusi dalla sempre più incalzante vita moderna, con effetti spiacevoli sul benessere fisico e mentale.

È possibile invertire la rotta?

Considerando che l’età media di vita è in costante crescita, così come la fascia di popolazione over 60, invertire la rotta non solo è possibile. È un bisogno inalienabile per un ecosistema sociale sano, coeso, equilibrato, che si nutra e, al contempo, si prenda cura del benessere di tutti.

Negli ultimi decenni la ricerca su questi temi si è intensificata notevolmente, portando ad un eccezionale cambio di paradigma nella concezione degli over 60 e ad una rivalutazione del loro ruolo nella società, da recipienti passivi di cui prendersi cura a soggetti-protagonisti, fautori del proprio benessere e attivi contributori dello sviluppo sociale.

Come innescare e stimolare questo cambiamento, e trasformarlo in paradigma reale e quotidiano?

Ed ecco che ritorniamo all’espressione da cui siamo partiti: educazione intergenerazionale.

Creare lo spazio in cui giovani e adulti possano confrontarsi, ascoltarsi, “sfidarsi”, arricchirsi vicendevolmente, connettersi, trovare un terreno comune di comprensione reciproca e rispettosa è il primo imprescindibile passo per portare questo cambiamento oltre i libri, gli studi e la ricerca. Nella vita reale e quotidiana. Per un ecosistema sociale integrato, sano e florido.

Questo spazio trova luogo nei contesti più disparati, informali, non-formali o formali, dalla famiglia alle istituzioni e i centri di formazione, dalla rete amicale alla comunità locale. I modelli, le metodologie e le iniziative di apprendimento intergenerazionale sono in continua evoluzione, così come il potenziale di questa ri-scoperta area pedagogica.

EduVita è di fatti partner di diverse cooperazioni internazionali Erasmus+, che stanno esplorando quest’area nelle direzioni più disparate. Ad esempio, nell’ambito del progetto E4All coordinato da Foundation of Alternative Educational Initiatives, FAIE, (Polonia), gli educatori e i ricercatori stanno collaborando per condividere e rinnovare le pratiche educative per senior, rendendole più inclusive e stimolanti, proprio attraverso la dimensione intergenerazionale. Con il progetto Age:WISE invece, il team internazionale lavora su strumenti, modelli e proposte per l’empowerment degli adulti over 65 come educatori e formatori delle giovani generazioni. Sicuramente il progetto più emblematico dell’approccio intergenerazionale è Intergenerational Bridge: Connect to Create, coordinato da EduVita, per lo scambio di buone pratiche di educazione intergenerazionale. Nell’ambito di questo programma hanno preso vita alcune innovative iniziative di scambio tra generazioni, tra cui Vita-Diaries o le lezioni di intergenerational cooking.

L’aggettivo intergenerazionale è dunque un aggettivo eclettico che può abbracciare e coniugarsi con diverse aree quotidiane e non, dalla formazione alla cucina, dalla tecnologia alla cultura, scuola, famiglia, comunità, svago, intrattenimento; in tutti quei contesti dove può avvenire un incontro tra persone di generazioni differenti, che hanno diversi modi pensare, diverse convinzioni, diversi vissuti, diversi modi di essere, fare, comunicare e intendere; e proprio per questo hanno tanto da imparare reciprocamente.

Intergenerazionale è un aggettivo che profonde infiniti benefici, per tutte le età, e per l’intero ecosistema sociale. Quando le generazioni si incontrano, gli stereotipi si dissolvono, le barriere comunicative si negoziano e poi cadono, si coltivano fiducia e rispetto reciproci, si relativizzano i limiti da uno e dall’altro lato, si co-costruiscono valori, ci si emoziona insieme, nutrendo l’empatia reciproca, ci si migliora a vicenda, si evolve supportandosi. L’interazione tra generazioni rafforza la coesione sociale, il senso condiviso di umana collettività. E quando la collettività cresce nel benessere anche l’individuo, a prescindere dall’età, sta bene e si evolve nel benessere fisico e mentale.

Ecco, educazione intergenerazionale è innanzitutto questo: un paradigma che migliora la qualità di vita, individuale e collettiva.

Articolo a cura di Filomena Locantore, copywriter creativa